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Cosa vuole il clown
Posted on : 23-01-2012 | By : arny | In : Miniclown, zen
Tags: cosa vuole il clown
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Il clown è Amore in sè e lo esprime con stupore e facendo stupire, attivando un liguaggio universale che muove dai centri ancestrali presenti in ciascuno di noi.
Il clown vuole il colore, nell’animo come nella vita, perchè il sole porti la speranza che attiva tutto l’esserci.
Purtroppo il nostro sociale ci rende schiavi delle multinazionali senza che ce ne rendiamo conto, senza che ce ne accorgiamo.
Dallo zucchero raffinato, alla bottiglietta d’acqua fino ad arrivare all’abitino griffato, tutto, tutto per non farci accorgere che quello di cui abbiamo bisogno è un semplice sorriso.
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Dieta arcana con l’arpa che suona un vecchio andagio di Chopin. Frizzante crusca e già avrei detto tutto se non fosse per il sole che dovrebbe intervenire più di quanto si creda, a sintetizzare le sostanze e i quanti di Rubbia.
Ora, io conosco il girasole. Mangio i suoi semi, talvolta tritati, ma ballo vestito da aborigeno alle feste di Comunione Liberazione dove mi proclamo prossimo presidente alla giuria del racconto parallelo.
La porta non si chiude bene e il gatto ne approfitta per scappare per la luna.
Sento energia che si muove quando rifletto sulla vita dopo la morte. Qui vengono a mancare i cari ma il cinema li rialza trasfigurati in storie da seguire e da guardare vivere distaccati. Si può morire e resuscitare mille volta sopra il palco del teatro.
La scatola nera è nascosta nella tana del lupo e bisogna prendersi il treno per una vacanza in Serbia.
Accontenta la zia che poi te la ritrovi quando asciughi i piatti del Vasari.
Sostanze secrete all’improvviso dal corpo a ricordare un altra vita oltre il razionale.
Con le foglie di radicchio che mi spettinano la flora dentale, il cambio automatico del piscialetto, malva e aceto di mele per ridare dignità alla quercia dorata. Attenzione ai nuovi dei. Vivo come una palma dentro il tuo vento. Inafferrabile, inenarrabile, inapellabile, carta straccia di cose fisse, uno alla grande manna e uno per ogni tempo.
Prendi il mio delirio e fallo tuo: mangialo con gli occhi, digeriscilo e cagalo con altre parole. Ciao.
Timore e desiderio nel clown
Posted on : 21-01-2012 | By : arny | In : Miniclown, zen
Tags: desiderio, emotività, emotivo, timore
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Nell’interpretazione del proprio personaggio o clown, potrebbero sopraggiungere alcuni sentimenti e passioni sconvenienti.
Nel momento preciso in cui eseguiamo una gig nessun desiderio o timore deve occupare la nostra mente. Essendo questa una delle più pericolose e frequenti cause di distrazione, occorre eliminarla fin dall’inizio.
Il pericolo è costituito sopratutto dall’elemento emotivo che viene a mescolarsi alle idee e che svia , in qualche modo disperde, buona parte della forza nervosa che dovrebbe essere dedicata alla gig.
L’emozione che nasce dal timore (per esempio di non riuscire, di non essere all’altezza) è senza dubbio più pericolosa di quella che nasce dal desiderio, giacchè esercita un’influenza deprimente e paralizzante: priva colui che la prova dei suoi mezzi migliori provocando, se è abbastanza forte, quasi sicuramete la malriuscita. Anche il desiderio però, nonostante il carattere tonico e dinamico che con ragione gli viene attribuito, è più un ostacolo che un aiuto, poichè distrae l’attenzione dal presente per concentrarla sull’avvenire.
Dividere Articolo:Far ridere consapevole
Posted on : 15-12-2011 | By : arny | In : Miniclown, zen
Tags: armonizzare, consapevolezza
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Far ridere senza metodo, basandosi sull’istinto e su quel che di buffo c’è in te. Stranezza, bizzarria e immotivata euforia: vivere e far vivere ciò che si muove e no intorno a te. Armonizzare, far coesistere quel che s’incontra. Dunque tutto ciò in cui inciampiamo è una fortuna da accogliere con gioia.
La consapevolezza, l’esserci del momento, esiste nel pericolo o nella dimensione teatrale. Anche adesso che scrivo, dove cosa vado ad aprire?
Sveglio dunque, attraverso la dieta vegana, la respirazione zen e la pratica yoga, gioco e accoppiamento.
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Da piccolo pensavo che Steve fosse un creatore di splendide lampade da tavolo! Abitavo in Olanda negli anni 80 e mi capitava di vedere questi bellissimi oggetti caratterizzati da una fessura e mela colorata sul davanti…
Erano i primi microcomputer della Apple, due ragazzi appassionati d’informatica che avevano iniziato a fare i primi lavori nel garage di famiglia.
Oggi Steve muore a 56 anni ma continua a vivere tra noi con il suo lascito rivoluzionario d’avanguardia tecnologica.
Addio Steve!
Dividere Articolo:33 modi per essere creativi
Posted on : 30-08-2011 | By : arny | In : chi è me?, zen
Tags: come essere creativi, come fare per essere creativi, creare, creativo, cretivi, restare creativi
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1. fai delle liste;
2. porta un blocco note ovunque;
3. scrivi liberamente;
4. stai lontano dal computer;
5. diventa ultraterreno;
6. non affliggerti;
7. prenditi delle pause;
8. canta sotto la doccia;
9. bevi caffè/the;
10. scopri le tue radici;
11. ascolta musica diversa;
12. sii aperto;
13. circondati di persone creative;
14. ottieni risposte;
15. collabora;
16. non rinunciare;
17. pratica, pratica, pratica;
18. permetti a te stesso di fare errori;
19. vai in posti nuovi;
20. guarda film stranieri;
21. conta le tue fortune;
22. riposati;
23. prenditi qualche rischio;
24. rompi le regole;
25. fai più di quello che ti piace;
26. non forzare;
27. leggi una pagina del dizionario;
28. crea un quadro, dipingi;
29. smetti di provare ad essere perfetto come qualcun’altro;
30. hai un idea? scrivila;
31. tieni pulito il tuo ambiente di lavoro;
32. divertiti;
33. porta a termine qualcosa;
ripreso e tradotto da: todayandtomorrow
Puó un naso rosso fare un clown?
Posted on : 27-08-2011 | By : arny | In : Miniclown, zen
Tags: arnaldo, clown, mangini, naso rosso, ubriacone lucido, zelig
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Può un naso rosso fare un clown? Più si che no, dico io.
Indossare quel rosso vivo sul naso fonde un alto grado d’attenzione alla persona che lo indossa, quasi lo costringe a ricordarsi di sé, coinvolgendo corpo e psiche. E quanto più è coinvolto e insieme spensierato in una sorta di gioco paradossale, interagendo con l’energia del suo pubblico, improvvisato o pagante che sia, tanto più il gesto aggraziato e puntuale sgorga perfezionandosi nella ricerca personale del fare.
Come disabituarsi alla cultura industriale fatta di ripetizioni sterili, indifferenza al mistero che ci avvolge e ci nutre?
Beh, ricordarsi di essere qui e ora improvvisando uno spettacolo a base di naso rosso e una peculiarità buffa o sconveniente della propria persona amplificando ora quel difetto, ora quella disgrazia per liberare energia di non detto (per antisociale vergogna e senso di colpa). Il pubblico, come un animale, si accorge, fiuta che accade qualcosa di vero, un invento che segue l’evento che li ha catturati…

























