Conferenza Leo Bassi (parte I)
Posted on : 08-06-2010 | By : arny | In : Miniclown, zelig
Tags: anticonformismo, beppe grillo, castelfiorentino, clown, leo bassi, orgoglio, potere, sistema, spagna
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Ecco la trascrizione di una conferenza tenuta da Leo Bassi a Castelfiorentino il 20/04/2010 a cui ho partecipato con grande interesse.
Ho trascritto con la migliore adesione possibile al parlato originale di un uomo, Leo Bassi, che vive in Spagna da parecchi anni.
Spero che vi piaccia.
Io lo considero un maestro, per me lo è.
“Il mio opinione molto anticonformista. Un Italia che si è messa in ginocchio che non ha più orgoglio non dico dapertutto, menomale che non tutti sono così ma in generale la sensazione che ho è questa.
E quindi io arrivo con l’idea di un clown che non si mette in ginocchio davanti a nessuno, che ha un orgoglio che non finisce più, che vuol far ridere di tutto e di tutti senza nessun tipo di limite e io vorrei comunicare questa voglia al pubblico e più che tutto ai giovani perchè voi nei miei spettacoli vorrei veramente trasmettere questo messaggio a una nuova generazione ma io non so se faccio bene di mettere questa cosa nella mente dei giovani oggi in Italia, un desiderio di ridersi di tutto, di fottersi di tutto e vista la situazione forse è un malconsiglio che sto dando ai ragazzi, un cattivo esempio di dire queste cose.
Dall’altra parte mi avete chiamato qua, io sono cosi e quindi dirò queste cose a mi manera.
E quindi solo per situarmi, ho qualche amico fra il pubblico che mi conoscono bene ma altri forse non mi conoscono, perchè chi sono, di dove vengo, io vengo da una famiglia di circo, il bis bis nonno era di Firenze, quindi qualcosa di toscano ho dentro di me, ma anche dal lato, dai due lati della mia famiglia altro lato era inglese altro aspetto francese ma tutti gente di circo, pagliacci, clown.
Clown nel senso classico e tradizionale ma una cosa che hanno fatto è queste più di centosessantanni di tradizione e che mi hanno dato questo orgoglio di voler mantenere lo spirito della famiglia, il modo di fare ridere soprattutto lo stato d’indipendenza da tutte le forze e quindi in 160 anni nessuno della mia famiglia si è messo in ginocchio di fronte a nessun potere e io cerco di continuare questa tradizione di questa manera che evidentemente domani è lo spettacolo e quindi potete vedermi in azione, oggi cercherò di essere più teorico e intentando di aprire qualche discussione sul perchè della comicità, e quindi io, il clown, io credo che una persona che soprattutto che non può e non vuole di vendersi in qualche modo al potere e per questo dico che oggi giorno è una situazione abbastanza complicata di portare avanti, una comicità della mia parte e della parte della mia famiglia sempre visto come il rito del ridere del piccolo contro il grande e questo l’essenza più antico di quello che era il clown, di piazza, di mettersi dal lato del popolo e fare ridere dei potenti.
Problema che io ho messo già immediatamente è che oggigiorno con la televisione, e voi in Italia sapete bene meglio di qualche altro popolo, la televisione ha creato una situazione che ha deformato tutto, i bravi comici possono oggigiorno con la televisione diventare molto famosi, molto ricchi e io credo e in Italia credo che si è visto molto questo, non tutti, ma quasi tutti, arriva il momento dove il clown perde la sua funzione di essere contro il sistema perchè vive così bene nel sistema e s’ha fatto tanti soldi che evidentemente non può mettersi contro il potere perchè finalmente rappresenta se stesso il potere e fa parte del sistema e quindi è mia opinione un enorme tradizione dell’antisistema e della persona esteriore che fa ridere del potere si è perso in Italia.
Oddio c’è, io vivo in Spagna da lontano e un po’ con le vicende italiane, alcuni mi hanno parlato di Beppe Grillo e di quello che rappresenta. Spero che è così, non conosco personalmente né Beppe Grillo e non so bene bene le sue azioni ma comunque qualcosa forse è della vecchia funzione del pagliaccio e del clown contraria al sistema e forse lui lo rappresenta ancora.
Io, in mia visione massimalista del clown, io vedo, è sempre stato così, che la comicità va più in là che solo uno spettacolo, per me uno non è clown, non fa ridere solo i 90 minuti dello spettacolo, è un atteggiamento di tutta una vita, uno si mette in gioco, perlomeno nella maniera in cui io vedo il mestiere del clown, 24 ore al giorno, è una specie di missione, una specie di frate laico, una persona che si è dedicata di star fuori del sistema e di cercare un concetto esistenziale. Non è un mestiere è un concetto esistenziale. E’ quello che non rispetta niente e nessuno e arriva a pensare che far ridere è qualcosa di sacro.”
Continua…
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